lunedì 6 settembre 2010

INDOTTO DELLA NAUTICA E DEL TURISMO NAUTICO

Il porto turistico di Marina di Carrara, la cui realizzazione è stata ufficialmente annunziata, va pensato nel quadro di un avvenire migliore per la società della provincia di Massa - Carrara.
Infatti, uno studio relativo al comparto della nautica da diporto, presentato da Nomisma alla fine del 2006 ha messo in luce che in tale comparto per ogni 1.000 euro di produzione diretta ne vengono attivati 2.200 (impatto a valle) e che per ogni 1.ooo euro investiti viene attivata una produzione di 4.546 euro.
Un altro studio recente di UCINA individua e puntualizza che un diportista per ogni giorno di permanenza in un porto turistico di ormeggio abituale, spende complessivamente circa 100 euro, considerate tutte le voci di spesa (ristorazione, shopping, intrattenimento e cultura).
In particolare, il singolo diportista di natanti effettua una spesa giornaliera per circa 45 euro; di imbarcazione spende più di 136 euro giornalieri; di navi da diporto, infine, arriva a superare la cifra di 430 euro.
In un porto diverso da quello di ormeggio abituale, i costi medi di un diportista superano i 90 euro giornalieri. Tale dato, subisce delle variazioni a seconda della tipologia di unità da diporto considerata.
Per esempio, i possessori dei natanti superano di poco i 74 euro, mentre coloro che navigano sulle imbarcazioni spendono da 90 a 113 euro al giorno. I dati che riguardano le navi da diporto, invece, attestano una spesa quotidiana pro-capite superiore a 300 euro.
Per quanto concerne il mezzo nautico, cioè l'unità da diporto, la spesa media annua sostenuta ammonta a: 4.116 euro per l'ormeggio; 3.824 euro per il carburante; 2.855 euro per la manutenzione; 1.664 euro per gli accessori; 1316 euro per le provviste; il tutto per un totale complessivo di 13.776 euro annui.
Questa massa di denaro genera degli aspetti economici-occupazionali di grande interesse, i quali si ripercuotono: nella gestione operativa del porto turistico; nella gestione delle attività collaterali; nel centro servizi; nella manutenzione, nella riparazione, nel rimessaggio; nel commercio e costruzione delle unità da diporto; nella vendita degli accessori, abbigliamento, ricambi; nelle attività turistiche e per il tempo libero; nelle attività commerciali e di ristorazione; nel club nautico; nell'organizzazione di eventi culturali, sportivi e manifestazioni; nei servizi generali e di accoglienza; ecc.
Di conseguenza, l'occupazione diretta; indiretta e indotta subisce notevole incremento come pure il gettito fiscale ed i valori fondiari.
Non ultimo per importanza, la realizzazione del porto turistico produce la valorizzazione economica dell'intera area e del recupereo socio-economico ed urbanistico di aree degradate.
Insomma, il porto turistico quale spazio vivo e vitale, di cui è auspicabile una sollecita realizzazione.

Renzo Greco
Presidente Assonautica Massa-Carrara
renzo.greco@alice.it

venerdì 27 agosto 2010

Porto turistico: sintesi tra portualità e turismo

Il territorio apuano ha più che mai necessità che si realizzi il porto turistico di Marina di Carrara. E' una opportunità dalle relative ricadute positive per il settore turistico territoriale.
I territori stretti dalle montagne e prospicienti sul mare, è noto, non possono non tenere conto della centralità di una economia marittima, determinante per il territorio stesso e per la condizione dell'esserne cittadino.
Tant'è che la provincia di Massa-Carrara, come è dato di osservare, ha affrontato e va affrontando ruoli e funzioni che sono autenticamente riferiti al mare e stimolati da esso.
In questo quadro, la portualità ed il turismo nautico hanno un ruolo trainante rispetto ad altri ruoli.
Il porto turistico, in particolare, si inserisce come valore aggiunto di sintesi tra la portualità ed il turismo in genere, laddove fornisce un servizio che è il punto di riferimento per le risorse naturali e culturali del territorio e di impatto sulle altre attività economiche.
Così, il porto turistico, sul piano politico ed economico, assume grande importanza non corrispondente, del tutto, a quello sociale, forse, per indisponibilità di alcuni a colloquiare, a volte per pregiudizi, giustificati con la chiamata in causa di diritti e/o di principi, insieme con tutto ciò che li minaccia.
Il porto turistico rappresenta uno strumento infrastrutturale per la valorizzazione e riqualificazione dell'ambiente esistente, destinato ad un servizio collettivo che, attraverso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica, renderà il territorio più attraente dal punto di vista fruizione turistica con relativo contributo allo sviluppo.
D'altra parte, è riconosciuto che il turismo ha potenzialmente la capacità di creare effetti benefici sull'ambiente, contribuendo al mantenimento degli standard ambientali, sui quali si basa, appunto, lo sviluppo turistico stesso.

Renzo Greco
(
renzo.greco@alice.it)

lunedì 16 agosto 2010

NAUFRAGIO M/V EASTERN EXPRESS: FORTUNALE O IRA DI NETTUNO?



La motonave di bandiera panamense "Eastern Express", il 22 dicembre del 1979, uscendo dal porto di Marina di Carrara per dirigersi al porto di Cagliari, incontrò il destino. Spinta da un fortunale sulla scogliera in vicinanza della foce del torrente Lavello, si incagliò senza speranza di ritornare a galleggiare.


Le 40 persone a bordo, di nazionalità pachistana, di cui 11 tra donne e bambini (mogli e figli di componenti dell'equipaggio), furono tutte salvate dall'intervento immediato e coraggioso della Capitaneria di Porto (allora, Ufficio Circondariale Marittimo di Marina di Carrara) che coordinò il salvataggio con riconosciuta grande perizia marinaresca.


La causa fu il fortunale che si abbatté sul porto, oppure l'ira degli dei che, in quanto sfidati, colsero l'occasione per far pagare a caro prezzo il fatto che la nave navigava con un nome diverso da quello originale, "registrato" nella Contabilità degli Abissi, tenuta personalmente dal Dio del mare?


Fra le tante leggende del mare c'è proprio quella di non cambiare nome ad una nave. Se questo deve essere fatto, non lo si deve fare con grande leggerezza, altrimenti si incorre nell'ira tremenda di Poseidone.


Tant'é che la marina inglese, tra le altre, posta la necessità di un eventuale cambio di nome, si dice abbia adottato una procedura ufficiale per la cancellazione dalla memoria di Nettuno del nome originale di una nave e, quindi, dare la nuova nomina.


Chiaro esempio di una superstizione che, stratificata nel tempo, si è trasformata, per la gente di mare, in un rituale di tradizione e cultura.


Ma in cosa consiste la cerimonia atta a far dimenticare al sovrano del mare il nome originale della nave?


1. scrivere il vecchio nome, con un pennarello solubile in acqua, su di una targa di metallo;


2. cancellarlo ovunque: sullo scafo, sui parabordi, sui salvagente, sui documenti, sul portachiavi, sulla bandierina, levare le vecchie foto dove si vede il nome (anche da internet), ecc., ecc.;


3. salpare e andare al largo con la targa di metallo su cui è scritto il vecchio nome ed una bottiglia di spumante di marca (meglio champagne) ed un bicchiere. Meglio se accompagnati da testimoni;


4. giunti al largo, andare a prua e invocare Nettuno, implorandolo di cancellare per sempre dal suo registro la memoria dell'unità navale. Quindi, gettare la targa in mare, brindare al sovrano dei mari e delle onde verso nord, verso ovest, verso sud e verso est, bevendo quattro bicchieri. Infine, versare il rimanente in mare;


5. dopo la procedura di purificazione e...passata la sbronza, si torna in porto;


6. stessa procedura in porto, questa volta di accettazione nel "registro" del nuovo nome che si pittura sulle fiancate o si appiccica provvisoriamente. Stappare due bottiglie di spumante o di champagne e si brinda ai quattro punti cardinali, presentando il nuovo nome. Quindi, si versa il rimanente in mare, chiedendo al potente sovrano dei mari di proteggere la barca. La seconda bottiglia si offre in banchina.


Così, ritornando al naufragio di Marina di Carrara, ci si chiede se si seguì questa procedura per la M/V Eastern Express che, varata il 31 ottobre del 1951, nacque con il nominativo di M/V Clan Macintyre....Chissà!!


Dato che il sinistro marittimo avvenne in modo così improvviso ed apparentemente inspiegabile, viene da pensare che tale cerimonia non fu seguita.


Fatto sta che nel 1976 la M/V Clan Macintyre fu venduta alla società Renown Bay Shipping Co., Panama e rinominata, appunto, M/V Eastern Express.


Forse è meglio non cambiare mai il nome di una nave...Hai visto mai!!


Ancora una curiosità sull'argomento: in precedenza, vi fu un altro mercantile, appartenente alla stessa società armatrice Clan Line of Steamers di Liverpool, nato nel 1891 e chiamato anch'esso Clan Macintyre. Vuoi "caso" che anch'esso fu venduto (alla Ellerman & Papayanni Line) e rinominato Bulgaria...Nel 1917 fu silurato dal sottomarino tedesco U.84 in Atlantico dove, purtroppo, si persero 14 vite.

.....Poseidone è proprio un dio irascibile!


Renzo Greco




giovedì 5 agosto 2010

WATERFRONT A MARINA DI CARRARA

L’waterfront urbano di Marina di Carrara, non è altro e semplicemente che l’azione per il recupero dell’equilibrio perso tra mare e città durante il secolo scorso, a causa di una rigida demarcazione tra sviluppo cittadino e portuale, espressa anche attraverso dei piani regolatori distinti che quasi sempre si sono ignorati ed esclusi a vicenda.
Uno squilibrio che ha raggiunto il suo massimo e che necessita di essere ora riassorbito, limitandone o meglio annullandone le problematiche e le contraddizioni.
Allora, l’waterfront deve essere concepito non in maniera negativa, ma come una opportunità per il territorio afferente l’accessibilità e la fruizione pubblica di una zona di confine, per rendere armonica, compatibile, sostenibile ed integrata la diversità tra città e porto.
Ribaltare così lo squilibrio esistente, ponendo non solo attenzione al rapporto paesaggistico con il litorale e all’esaltazione delle potenzialità panoramiche, come da tutti auspicato, ma anche alla valorizzazione urbana attraverso interventi dai forti significati di natura socio-culturale e turistico-ambientale.
Pensiamo che la riqualificazione dell’interfaccia porto-città non possa attendersi oltre a meno che non si voglia procrastinare e peggiorare lo squilibrio tra quanto costruito e il territorio.
E’ chiaro che la sostenibilità ambientale è di vitale importanza nella progettazione, però è altrettanto basilare il fatto che il ristretto spazio urbano, avanguardia sia del mare sia della città, debba essere luogo vivibile, recuperato ed integrato tal che contribuisca a far acquisire al territorio il ruolo di moderna e fiorente area, strategicamente centrale, tra l’altro in possesso di elementi importanti quali il clima, la cultura, il potenziale economico. Elementi tutti in grado di generare una dinamica virtuosa per tutte le attività.

Renzo Greco